martedì 26 novembre 2013

Le rarità di Céline / Céline's rarities

Louis-Ferdinand Céline, Bagattelle per un massacro, Edizioni Robespierre, Milano 1965 (immagine dal link)

L'argomento che sto per trattare non è semplice. Tutt'altro.
A differenza di altre pubblicazioni legate a un dato autore, le opere di Céline implicano vicende politiche, morali e ideologiche, che condizionano fortemente la fortuna o sfortuna collezionistica di alcuni suoi testi.
Ma del resto, come ammette uno dei più grandi collezionisti italiani di rarità del primo Novecento, Giampiero Mughini, “Se uno che scrive non si caccia nei guai, che razza di scrittore è?” (Massimo Gatta, La grande famiglia. Storie di editoria e bibliografia, Biblohaus, Macerata 2012, p.292).
Di Céline si è scritto e si scrive molto. Esiste un blog, gestito da Andrea Lombardi, che aggiorna costantemente gli appassionati in merito a pubblicazioni, recensioni, interventi critici e reperibilità dei testi dello scrittore francese. Ma esistono anche forum di discussione e gruppi sui social network, come quello sul sito dedicato ai libri Anobii, che è accessibile soltanto (!) previa dimostrazione di possedere una conoscenza quantomeno discreta delle opere di Céline.
Senza entrare nel merito di approfonditi riferimenti biografici, occorre dire che Louis Ferdinand Auguste Destouches (nome reale dell'autore), nacque a Courbevoie, nei sobborghi di Parigi, nel 1894 e vi visse fino al '45, quando venne accusato di antisemitismo e dovette fuggire in Danimarca.
Vi fece ritorno soltanto negli anni '50, quando grazie all'editore Gallimard ebbe inizio la sua lenta ascesa – che durò quasi dieci anni - verso il successo, che provocò la riscoperta dei suoi capolavori e la pubblicazione delle sue opere successive.
Innegabile è il suo tributo alla letteratura cosiddetta d'avanguardia, che ha svecchiato lo stile tardo-ottocentesco e importato un nuovo modo di scrivere, diretto e tagliente, “quotidiano”.
“Ogni sua opera è stata un avvenimento che ha sconcertato la repubblica delle lettere e ha fatto gridare al capolavoro o allo scandalo sotto la spinta di intuizioni, di simpatie, ovvero di umori e pregiudizi; rare sono le pagine a lui dedicate che non abbiano subìto il condizionamento di fattori biografici o comunque extraletterari” scrive uno dei suoi biografi italiani più precoci e validi, Paolo Carile. I suoi testi, sulla scia dell'interesse per Céline, godono di una fortuna collezionistica insolitamente discreta se confrontata alla saggistica su altri autori stranieri (si veda Paolo Carile, Céline. Un allucinato di genio, Pàtron, Bologna 1969, p.21).
 
Paolo Carile, Louis-Ferdinand Céline. Un allucinato di genio, Pàtron, Bologna 1969 (immagine dal link)


Céline “non la manda a dire”. È spesso aggressivo e provocatorio e, anche attraverso il linguaggio, esercita un gesto di rottura appartenendo a quella schiera di scrittori che vengono amati appassionatamente o odiati ferocamente, senza mezzi termini.
La sua prima pubblicazione, e anche la più nota, è Viaggio al termine della notte, apparsa in Francia nel '32 per i tipi di Denoël et Steel e in Italia l'anno successivo per la Corbaccio. L'opera viene subito consacrata come di cruciale importanza per il Novecento.
Il libro è una denuncia degli orrori della guerra, vissuti dall'autore in prima persona.
La seconda opera, non meno nota e applaudita, è Morte a credito del '36, che sancisce definitivamente la sua fama.
Dopodiché è la volta di Bagatelles pour un massacre, il famosissimo e controversissimo pamphlet stampato nel dicembre del '37 che gli valse l'accusa di antisemitismo – con il ritiro nel maggio del '39 dell'opera- e l'obbligo di recarsi in esilio.
Fino a quella data il suo odio razziale non era ancora stato manifestato, se non attraverso personaggi meno importanti e comunque non in maniera diretta. Da Bagatteles in poi il concetto viene espresso chiaramente e riportato a chiare lettere attraverso quest'opera feroce e minuziosamente compilata, con tanto di elenchi e dati statistici legati agli ebrei e riferimenti storici.
Céline “considera gli ebrei agenti di corruzione (…) delle difese intellettuali degli ariani, li accusa di essere votati al «truquage de l'histoire», alla falsificazione della cultura e dell'arte francese attraverso la mistificazione permanente della parola e della retorica astratta «du verbe»(Paolo Carile, Céline oggi. L'autore de Voyage au bout de la nuit e di Rigodon nella prospettiva critica attuale, Bulzoni, Roma 1974, p.88)
In realtà l'antipatia gli deriva da un confronto diretto con la loro comunità, della quale disapprovava la loro scaltrezza negli affari e la loro ricchezza, da lui considerata negativamente.
Ma veniamo alla sua fortuna collezionistica in Italia, che vanta un'inedita e molto partecipata adesione e un grande numero di appassionati delle sue prime edizioni italiane.

Louis-Ferdinand Céline, Bagatelle per un massacro, Guanda, Milano 1981 (immagine dal link)

Il pezzo in assoluto più ricercato di Céline nella nostra lingua è il libello antisemita Bagattelle (o, dall'edizione Guanda, senza la doppia T) per un massacro. La prima edizione italiana è della Corbaccio, stampata nell'aprile del 1938 a cura di Alex Alexis. Di questo famigerato traduttore non si sa nulla e si crede avesse operato sotto pseudonimo (anche se non esclusivamente per questo testo di Céline; nella prima edizione del Viaggio appare sempre il suo nome in veste di traduttore).
Almeno un terzo del pamphlet viene censurato: i termini scurrili o legati al sesso vengono epurati, come anche le allusioni troppo dirette all'inferiorità degli ebrei. Non mancano infine gli errori, secondo Alexis dovuti alla mancanza di tempo.
Nonostante ciò le copie vendute sembra fossero ottantamila, un numero verosimile visto il clima di consenso nei confronti di Hitler e delle sue idee antisemite respirabile in Italia a quella data. Infatti l'opera, secondo Carile, venne stampata per “ragioni di opportunità politica (…) proprio all'epoca in cui anche da noi, seguendo il cattivo esempio tedesco, si fomentava l'avversione per gli ebrei.” (P.Carile, Céline. Un allucinato di genio, cit. p.128).
La presa di distanza dell'editore in merito a quest'opera, tuttavia, è evidente nella scelta di sovrapporre al titolo del libro, stampato a caratteri gialli, la scritta diagonale in rosso “Barricata individuale”. A sottolinearlo è Riccardo De Benedetti, autore di un recente saggio sul caso editoriale e critico di questa opera (Céline e il caso delle “Bagatelle”, Medusa, Milano 2011, p.88).
 
Louis-Ferdinand Céline, Bagattelle per un massacro, Corbaccio, Milano 1938 (immagine dal link)

Al momento l'opera risulta molto rara, anche se presente nel mercato antiquario. Le valutazioni oscillano dai 300 ai 400 euro.
La seconda, e in assoluto più rara, edizione di Bagatelle è edita dalla casa editrice Robespierre di Milano nel 1965, ma passa in sordina e non reca grandi migliorie. L'edizione è limitata e avviene per gentile concessione della Corbaccio, con la scelta della copertina che cade nuovamente su colori accesi, rosso fuoco per le scritte e nero per lo sfondo. La presa di posizione da parte dell'editore è di nuovo evidente nella scelta di raffigurare un personaggio con la testa sotto la ghigliottina, collocato in basso a destra.

Dalla seconda edizione a quella successiva passano 15 anni. È la volta della casa editrice Guanda, che nel 1981 edita una versione delle Bagatelle finalmente integrale e tradotta ex novo da Giancarlo Pontiggia, con una nota introduttiva di Ugo Leonzio sul significato dell'odio in Céline. Quest'opera, secondo Riccardo De Benedetti, “appare in un panorama di relativo disinteresse per il ruolo dell'antisemitismo nella costruzione ideologica del fascismo italico” (R.De Benedetti, Céline e il caso delle “Bagatelle”, cit. p.99) e di fatto viene stampata in qualità di semplice documento storico.

Ma la vera fortuna di questo testo, molto ricercato e da molti ritenuto erroneamente il più raro, è dovuta al fatto che nel 1982, un anno dopo la distribuzione del libro in libreria – senza, in realtà, particolare successo e con poco più di qualche migliaio di copie vendute – la vedova di Céline, Lucette Almanzor in Destouches, ne blocca la vendita tramite il suo avvocato.  
Un divieto mai giustificato, dettato probabilmente dalla volontà da parte della vedova di preservare un ricordo positivo del marito.
Fino a quando rimarrà in vita, dunque, non sarà possibile stampare questo testo, che oggi nell'edizione Guanda raggiunge i 150-200 euro. “Il testo non più disponibile pubblicamente, di fatto scomparso dai luoghi della fruizione abituale dei libri, le librerie, e rifugiatosi in qualche biblioteca, continua e conserva una vita sotterranea; si distribuisce per canali impropri”. (R. De Benedetti, Céline e il caso delle “Bagatelle”, cit. p.31) 
Infatti la quarta (quinta, se si considera la ristampa del 2008) edizione delle Bagatelle, oggi facilmente reperibile a poco prezzo, è un'edizione pirata, edita da Aurora presumibilmente negli anni Ottanta.
 Sul blog sopra citato si vocifera che anche dell'edizione Guanda esista un esemplare pirata, un facsimile spacciato per un'edizione originale e venduto a più riprese su ebay. Non è stato però possibile saperne di più.

Louis-Ferdinand Céline, I sotto uomini. Testi sociali, a cura di Giuseppe Leuzzi, Shakespeare & Company, roma 1993 (immagine dal link)

Concludo il paragrafo dedicato alle Bagatelle con un commento di Claudio Magris inserito nella sua prima e famosa opera Danubio (Garzanti, Milano 1986): “Céline si è lasciato accogliere dalla rivelazione del male (…) anarchico e autolesivo, Céline ha pagato uno scotto, poetico e intellettuale, al disprezzo di cui si è nutrito. (…).”
Secondo Magris in Bagatelle per un massacro c'è “il prolisso bottegaio che si lascia andare a tutti i pregiudizi della sua classe pauperizzata e disorientata, ma c'è anche una geniale e stravolta istantanea del secolo ventesimo, di cui non si potrà più fare a meno.” (C.Magris, cit. pp.51-52; 54)
 Per proseguire il nostro viaggio nelle rarità bibliografiche di Céline, è opportuno citare l'opera I sotto uomini, una raccolta di testi legati alla problematica sociale (anche se stesi in forma di uno pseudo-racconto di impressioni di viaggio) scritti da Céline a più riprese tra il 1925 e il 1933, quindi prima del Viaggio. Questi testi sono il risultato di un lungo viaggio dell'autore - che, non dimentichiamoci, fu medico – negli Stati Uniti, allo scopo di indagare i progressi della medicina del lavoro.
In questi scritti molto precoci sono già presenti alcuni tratti caratteristici dello stile di Céline, come “lo sghignazzo (…) che sgorga irrefrenabile anche nel mezzo della elencazione statitistica”, come osserva il curatore dell'edizione, Giuseppe Leuzzi (L.-F. Céline, I sotto uomini, Shakespeare and Company, Roma 1993, p.34). Ed è forse per questo che il libro risulta così ricercato.
Infatti, nonostante sia stato edito recentemente e da una casa editrice relativamente grande, la Shakespeare and Company di Roma, risulta raro e ricercato.

Louis-Ferdinand Céline, L'Eglise, Trevi, Roma 1968 (immagine dal coll. priv.)

Un altro testo molto raro di Céline, probabilmente più raro de I sotto uomini vista la datazione e la destinazione dell'opera, è la pièce teatrale L'Eglise, scritta nel '33 e rappresentata per la prima volta in Francia - con scarso successo - nel 1936 a Lione.
L'edizione italiana conserva il titolo originale e viene stampata nel 1968 dalla casa editrice romana Trevi, a cura di Rino di Silvestro e Giovanni Maria Russo. Il libro viene stampato in occasione della rappresentazione della pièce a Roma l'anno precedente, in anteprima italiana, curata dagli autori del testo.
Interessante la copertina, probabilmente tratta da una foto della rappresentazione, che ricorda certi cataloghi di mostra di artisti coevi come Michelangelo Pistoletto o Mario Schifano. Raffigura due uomini nell'atto di “picchiare” un personaggio dai capelli lunghi – tipico uomo sessantottino – vestito con una bandiera americana. Infatti L'Eglise, come precisa l'editore nella prefazione, è “una feroce satira verso organismi internazionali come L'ONU, e consimili” (L.-F. Céline, I sotto uomini, cit. p.9).
Ancora una volta, nel testo ritroviamo la presenza di riferimenti al suo odio razziale, come ad esempio nel personaggio di Yudenzweck, il cui nome contiene la parola ebreo. All'interno del testo è presente anche un elenco delle recensioni – positive e negative - che i giornali dell'epoca ne fecero.
Una delle ultime copie vendute online è stata quella della libreria editrice antiquaria Ar di Avellino, di manifestata ispirazione neonazista, perfettamente in linea con le idee di Céline.
Per concludere, occorre citare altre quattro rarità (o presunte tali) di Céline di recente pubblicazione: La scuola dei cadaveri, edita nel 1997 dalle edizioni Soleil (S.Lucia di Piave) e subito sparita dal mercato (attenzione alle copie ristampate da privati e diffuse come opere originali!), Arletty, edito dai Taccuini di Barbablù di Siena nel 1987, a cura di Massimo Raffaeli,  Progresso e Mea culpa / La bella rogna (Guanda, 1982).

Louis-Ferdinand Céline, Mea culpa / La bella rogna, Guanda, Milano 1982 (immagine dal link)

Il primo è un feroce pamphlet antisemita sullo stile di Bagatelle, di recente digitalizzato e reso disponibile gratuitamente online. Il secondo, molto più raro a causa della sua forma “ad opuscolo” di pochissime pagine, è un romanzo incompiuto (originariamente concepito per essere trasposto cinematograficamente) ispirato dalla figura dell'amica d'infanzia di Céline, Arletty, un'icona del cinema francese.
Progresso, infine, è un'opera teatrale edita dalla Collezione di Teatro Einaudi, rara in entrambe le sue edizioni del 1981 e 1982. Mentre Mea culpa / La bella rogna sono due importanti e ferocissimi libelli politico-morali. Questo libro fu ritirato dal mercato e circola anche in versione fake.
Questo breve excursus nelle rarità bibliografiche di Céline è stato un tentativo di fare ordine nell'infinito marasma delle edizioni italiane di Céline, che sono di sovente oggetto di accesi dibattiti nei forum online. 
Céline è uno degli autori più amati dai collezionisti italiani, dopo Georges Simenon e Samuel Beckett. Le motivazioni possono essere tante, una tra tutte la voglia di possedere qualcosa di “proibito”, di irrecuperabile.
E la rarità dei suoi testi è data proprio da quest'ultima caratteristica; se l'interesse nei suoi confronti non fosse così acceso, i testi sarebbero reperibili con maggiore facilità.

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